Il racconto di aprile 2024

Benvenute creature all’appuntamento del racconto del mese.

Il tema era il viaggio, un tema che non è piaciuto a tutty. Sono arrivati infatti solo quattro racconti. Ma non importa quante storie mi arrivano, conta solo quanto mi diverto a leggerle. E io mi diverto sempre.

Quindi grazie ancora a tutty per la partecipazione e avanti con il racconto vincitore.

Behemot, di Giuliano Olivotto

Il mio nome è Nova13, e sono nata a bordo di una bio-nave pensante, il simbolo della supremazia dell’uomo su tutte le creature viventi. Non ho mai conosciuto la terraferma, né i raggi del sole o il vento sulla mia pelle. La mia esistenza è sempre stata scandita dal ronfare costante dell’enorme creatura ingegnerizzata che ci contiene e dal luccichio delle stelle attraverso le cupole cristalline dei pori che punteggiano il suo guscio bioluminescente.

La Behemoth era unica nel suo genere, un progetto ambizioso, un tentativo di creare un'astronave in simbiosi con il proprio equipaggio. I nostri corpi erano nutriti dalla linfa della nave, e in cambio, i prodotti di scarto che espellevamo alimentavano la sua esistenza e la sua propulsione. Eravamo un tutt'uno, un organismo collettivo in viaggio verso un futuro incerto.

La nostra destinazione era Proxima Centauri b, un pianeta simile a quello dei nostri padri biologici e che si credeva potesse ospitare la vita. Trovandosi a poco più di quattro anni luce dalla Terra, il viaggio era lungo: decenni di scivolamento nelle stringhe del vuoto interstellare. Per noi, nati durante il viaggio, la Behemoth era l'unica realtà possibile. Non avevamo ricordi di un mondo lontano, solo storie tramandate di una culla blu chiamata Terra.

Ci nutrivamo del fluido della madre, arricchendolo con i nostri metaboliti e saturando la coscienza collettiva della nave con i nostri pensieri e le nostre emozioni. Le nostre intelligenze erano unite a quelle artificiali. Ci allenavamo per mantenere i nostri corpi forti e flessibili per la manutenzione della nave. Eravamo giardinieri di una biosfera interna, coltivando e curando la flora che cresceva al centro della Behemoth.

I segreti della bio-nave erano custoditi dagli Anziani, coloro che erano nati sulla Terra e ricordavano il tempo prima del viaggio. Vivevano incapsulati in strutture cristalline che proteggevano i loro corpi dagli effetti della navigazione. Erano loro a raccontarci storie di oceani sconfinati e foreste rigogliose. Ci parlavano di un cielo blu e di una stella calda che dava vita a tutto. Sapevano che non sarebbero sopravvissuti al viaggio.

Man mano che ci avvicinavamo a Proxima Centauri b, l'eccitazione cresceva. La possibilità di mettere piede su un pianeta solido, di respirare aria vera e di percepire un sole sulla pelle era un sogno che diventava realtà. Ma un'inquietudine serpeggiava tra noi. Cosa avremmo trovato su quel pianeta?

Il giorno dell'atterraggio arrivò, finalmente. La Behemoth si accasciò delicatamente sulla superficie di Proxima Centauri b, aprendo un varco nel suo guscio bioluminescente. Era previsto che il suo viaggio terminasse così. Un'aria fresca e pungente ci avvolse, e per la prima volta in vita mia, sentii il calore di una stella riscaldare la mia pelle.

Il paesaggio che ci circondava era desolante. La terra era arida e rocciosa, con poche tracce di vegetazione. Un cielo plumbeo offuscava il sole, diffondendo una luce fioca e malaticcia. Non era il paradiso che ci aspettavamo.

La delusione iniziale si trasformò presto in una tenace determinazione. Avevamo viaggiato per decenni per raggiungere questo pianeta, e non ci saremmo arresi di fronte alle difficoltà. Iniziammo a lavorare duramente per terraformare la superficie, a coltivare il terreno e a costruire un nuovo habitat.

La Behemoth divenne il centro della nostra nuova comunità. La sua linfa nutriva le nostre coltivazioni e il suo guscio luminescente ci aiutava ad abituarci alle radiazioni del sole di Proxima Centauri b. La flora e la fauna coltivata nel viaggio si diffondeva rapidamente sulla superficie. La bio-nave era un simbolo di speranza e di rinascita in un mondo ostile con il quale si stava integrando.

Nel corso degli anni, la nostra piccola comunità prosperò. Generazioni di nuovi nati crebbero sul pianeta. La Behemoth divenne la loro leggenda, la storia di un viaggio epico e di un nuovo inizio. La bio-nave però non esisteva più, si era integrata nella terra del nuovo mondo mentre le sue intelligenze artificiali continuavano a pensare. Non so come ma le percepivo.

Io, Nova13, sono una delle custodi di questa leggenda. Racconto ai bambini le storie della Terra perduta e del coraggio dei nostri antenati. Insegno loro a prendersi cura della grande foresta che una volta è stata la Behemoth e a vivere in armonia con il pianeta.

La nostra storia è una storia di speranza, di perseveranza e di amore per la vita. È la storia di un piccolo gruppo di persone che ha deciso di affrontare l'ignoto e di costruire un futuro migliore. Eppure gli uomini che avevano pianificato di colonizzare Proxima Centauri b non avevano fatto i conti con il suo sole morente.

Poi un giorno iniziarono a sbucare dal terreno grossi gusci punteggiati da pori ricoperti di cupole cristalline e compresi che non ci era stato detto tutto e che questa era stata solo una tappa. Richiamai a me tutti quanti, dovevamo rimetterci in viaggio.


Giuliano Olivotto è uno scrittore italiano laureato in sociologia e appassionato di fantascienza e storie strane. È sposato, ha due figli e vive nelle Marche. Sempre alla ricerca di idee nuove per rendere la propria vita piacevole, significativa e a volte impegnativa, scrive, disegna e crea contenuti digitali che condivide sui propri profili social. Nel 2023 presenta un esperimento sci-fi-onirico tutto a colori composto da racconti brevi introdotti da immagini a tutta pagina e piccole graphic novels intitolato “The Jelly Beans Experiment: Racconti super brevi e graphic novel in tanti gusti bizzarri e sci-fi”.