FANTASTICO!

La newsletter dello Scartafaccio,
ogni mese un racconto.

Benvenute creature alla newsletter mensile, dove vi chiedo di immergervi con me in acque profonde e misteriose.

Il tema del mese sono i pirati. Vi ricordo che avete tempo fino al 25 maggio per partecipare al contest di scrittura. Le regole: 5'000 battute, genere fantastico (fantasy, fantascienza, horror, weird e tutto quello che ci sta in mezzo) da inviare a scartafacciamolo@gmail.com. Titolo del racconto e nome dell’autor* dovranno essere presenti sia nel nome del file che all’interno del testo. Il racconto che mi colpirà maggiormente sarà pubblicato su tutte le pagine del profilo (IG, Facebook, blog) e inviato a chi è iscritt* alla newsletter.

Bene. Ora venite con me. Apriamo questa porta. Oh, cigola.

Ecco, lo vedete quel signore seduto là in fondo? Sì, quello con la barba che sembra che abbia 120 anni. Si chiama Marco e ha saputo che state cercando informazioni sulla storia della pirateria informatica. Si, lui c’era quando è arrivato il primo Napster. Ma sentiamo cosa ha da dirci.

Per me è iniziato tutto con un computer con processore Pentium III 500Mghz.

Cos’è un Pentium? In pratica un affare con una potenza di calcolo inferiore ad un Motorola StarTAC. Cos’è uno StarTAC? Lasciate perdere…

Accendevo il computer, avviavo windows 95 e con Internet Explorer 4 si partiva.

Il sito era uno solo. Il meglio, il santo Graal dei pirati. NAPSTER. Solo a pensare di averlo visto in azione mi viene ancora la pelle d’oca. Tutte quelle barre di download e upload che non finivano mai. 1, massimo 2 Kb alla volta. E pensare che di lì a poco sarebbe uscito Matrix. Ma che ne sapete voi….

Il modem ci metteva dai 45 secondi al minuto per farti accedere on line. Una volta dentro e individuata la canzone che volevi scaricare ci volevano dai 10 ai 15 minuti per 5Mb.

Non fate quella faccia… avete capito bene, non sono rincitrullito, solo molto vecchio.

Come dici? Avrei fatto prima a comprarla? Ahahahahah, certo che avrei fatto prima! Ma così ero un pirata…

Adesso sono stanco, andate a farvi un giro per il web e chiudete la porta uscendo. Cosa? Qual è l’indirizzo della porta? Machecazz…

Ringraziamo mio marito Marco per questa testimonianza storica. Pensateci quando vi lamentate che dovete spippolare con le impostazioni della VPN per vedere i film gratis. Se ripenso alle madonne che dovevo tirare per impostare correttamente le porte del firewall per far girare bene eMule mi viene da piangere.

Passiamo alle novità: sul blog è tutto fermo perché (attenzione, rullino i tamburi) sto lavorando al nuovo sito internet. Non ne vedo ancora la fine (non è il mio mestiere ma mi piace imparare cose nuove) ma spero di metterlo online nelle prossime settimane. Intanto sto scrivendo un po’ di recensioni che andranno online appena Casa Scartafaccio sarà pronta.

Da ascoltare

Heimat der Katastrophe, un gruppo musicale specializzato in Dungeon Synth (Grazie Agenzia Z). Qui la loro pagina Bandcamp. Vi consiglio di guardare il loro store su https://www.heimatderkatastrophe.com/

Da leggere

Elogio della pirateria, di Carlo Gubitosa. Un libricino un po’ datato, distribuito in Creative Commons, che parla di pirateria informatica e non.

Da vedere

Drake, il corsaro. Documentario di RAI Cultura in cui Alessandro Barbero ci racconta la vita di questo famoso pirata.

E con questo è tutto. Vi ricordo che se volete pagarmi un caffè, una pizzetta, o l’hosting del sito che verrà potete farmi una donazione tramite PayPal (dai, non fatemi aprire un crowdfunding).

Ci rileggiamo verso fine mese con il racconto vincitore. Se ti è piaciuta questa newsletter parlane con i tuoi amici e girala a chi ti va. Il bottone per iscriversi lo trovi nei link in bio su IG oppure andando in alto e cliccando il link nella mail. Forse il prossimo numero sarà già con il sistema nuovo, ma non preoccupatevi, verrete tutti migrati per tempo.

Ciaooo!

Benvenute creature all’appuntamento del racconto del mese.

Il tema era il viaggio, un tema che non è piaciuto a tutty. Sono arrivati infatti solo quattro racconti. Ma non importa quante storie mi arrivano, conta solo quanto mi diverto a leggerle. E io mi diverto sempre.

Quindi grazie ancora a tutty per la partecipazione e avanti con il racconto vincitore.

Continua...

Buontutto creature e benvenute all’appuntamento mensile con la newsletter di Scartafaccio. Il mese scorso ho dato buca, ma aprile mi vede fresca e spigliata.

Il tema del mese è il viaggio. Vi ricordo che avete tempo fino al 25 aprile per partecipare al contest di scrittura. Le regole: 5'000 battute, genere fantastico (fantasy, fantascienza, horror, weird e tutto quello che ci sta in mezzo) da inviare a scartafacciamolo@gmail.com. Titolo del racconto e nome dell’autor* dovranno essere presenti sia nel nome del file che all’interno del testo. Il racconto che mi colpirà maggiormente sarà pubblicato su tutte le pagine del profilo (IG, Facebook, blog) e inviato a chi è iscritt* alla newsletter.

Bene, ora che ho adempiuto agli obblighi fatemi sfogare.

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Benvenute creature all’appuntamento con il racconto del mese dello Scartafaccio.

Prima di tutto voglio scusarmi. Questo mese non ho scritto la consueta newsletter. Ci ho rimuginato sopra per giorni interni, ma quando alla fine ho realizzato che non avevo nulla di intelligente da dire, ho deciso che avrei lasciato perdere quel numero. Troverete in coda a questo racconto un paio di fonti interessanti per approfondire la vostra conoscenza sui draghi.

Ma passiamo al racconto. Questo mese mi sono stati inviati ben dieci racconti. È già da un po’ che ho capito che i temi fantasy “tirano” di più e questo non ha fatto eccezione. Inoltre è stata alta, ben quattro racconti, anche la partecipazione femminile.

Gli approcci al tema sono stati molto diversi tra loro. Vi sono stati racconti classici con gli stereotipi ribaltati, avventure urban fantasy, guerre un po’ steampunk. Sono state letture molto interessanti e anche il livello di scrittura è stato bello alto, considerato quanto sia piccolo questo contest.

Ma passiamo al racconto vincitore:

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Benvenute creature.

Avvicinatevi. Qui, accanto al fuoco. Voglio raccontarvi una storia.

Questo mese abbiamo parlato di scienziat* pazz* ed è arrivato il momento di incoronare il racconto del mese.

Quindi sedetevi comodi e venite a sentire la storia di…


Schwarzthorn, di Alessandro Montoro

Un boato, la luce, e poi il buio.

La scarica elettrica termina. Il parafulmine è bruciato, ma sono certo di aver raggiunto il mio scopo.

“Coraggio. Vivi, figlia mia!” Fisso l’ammasso di piccole membra, in attesa.

L’odore dell’alcool è inebriante. La puzza di bruciato un po’ meno.

Nel silenzio frastornante del mio laboratorio isolato tra le montagne svizzere, attendo. I miei sacrifici saranno serviti a qualcosa? La domanda mi consuma nel profondo.

Sono il dottor Vittorio Schwarzthorn, e ho dedicato la mia vita a sfidare le barriere della scienza, a cercare risposte nei misteri più insondabili della vita.

Come fece il grande dottor Frankenstein prima di me!

Fa freddo. Le fornaci sono spente perché i miei servi sono a letto. Non posso chiedere loro di non dormire più, me ne rendo conto.

Vedo una contrazione sul corpicino. Una mano ha mosso un dito? Non ne sono certo. O forse sì… non me lo sono sognato, è successo davvero!

Grazie, eredità di Zeus. I fulmini sono i miei alleati, e la solitudine è la mia musa.

Si muove, ruota il capo e gli occhi. Piango di gioia.

Rebecca, un essere dalle fattezze umane, ma la cui esistenza è alimentata dalle forze stesse della filosofia naturale.

Ho assemblato il suo corpo come un pupazzo, cercando di catturare l’essenza della vita nei suoi occhi di vetro e nella sua pelle color porcellana. Piccole parti, colte come erbe da bare bianche. Frutti caduti troppo prematuramente che io ho deciso di riutilizzare.

Il cimitero del vicino villaggio mi sarà grato…

Rebecca apre gli occhi, uno celeste, l’altro verde. Si agita.

“Sei viva. Sei viva!” Continuo a gridare. Tiro gli occhiali protettivi a terra, sfilo i guanti e inizio a saltellare intorno al tavolo operatorio. Un tuono echeggia fuori, ma non mi interessa.

I primi sussulti di coscienza attraversano la piccola assemblata. Mi trovo di fronte a un’opera che sfugge alla mia comprensione.

“Sono libera” mormora. La piccola si volta e mi fissa negli occhi. “Slegami.” Articola le parole malamente.

“Sì, piccola mia. Sei libera, ora.”

La aiuto a scendere. Copro la forma nuda dell’infante ricucito con un abito fatto su misura per lei. Rosso e celeste, grazioso e pulito. Una bambina di otto anni tornata dal regno dei morti. E non crescerà mai.

“Sei il mio papà?”

Le sistemo i capelli con un nastro. “Sono il tuo creatore, quindi sì. Diciamo una specie di papà.”

Da quel giorno divenne parte della mia vita.

 ***

Sono passati dieci giorni dal grande esperimento di resurrezione. Rebecca mi segue ovunque, di giorno durante i miei studi, di sera nelle grandi sale del castello, di notte nelle camere buie.

Nelle notti tempestose, però, la piccola si allontana. Erra tra i corridoi bui, sperimentando il mondo con occhi curiosi.

In quelle giornate la consapevolezza della mia creazione artificiale mi assale, e inizio a dubitare delle mie motivazioni. La vita che ho donato è davvero una benedizione o una maledizione?

Dio, se esiste, è d’accordo con quanto fatto?

Mentre la relazione genitoriale tra me e Rebecca si complica, un’ombra oscura emerge dai recessi del mio passato.

Un giorno mi ritrovo in biblioteca. Sfilo di fronte a uno scaffale impolverato e lo vedo: il libro da cui tutto è iniziato.

Siedo e rileggo i diari di Frankenstein. Che i mostri siano ancora là fuori?

Mi accorgo che la piccola mi fissa dal fondo della sala.

Rebecca è il mio esperimento, è il riflesso di una tragedia sepolta.